Il Baghèt

Il baghèt è lo strumento che per antonomasia è legato alla tradizione natalizia. Uno strumento povero, nato e cresciuto tra i pastori. I suonatori erano per la maggior parte contadini, e si ritrovavano nelle stalle d’inverno. Passata l’Epifania, poco prima del carnevale, lo strumento era riposto, per essere ripreso agli inizi dell’inverno successivo, a San Martino.  Con il baghèt si suonava l’antica “pastorèla”, si accompagnava il canto e si eseguiva addirittura l’arcaico “bal dol mòrt” (ballo del morto), una specie di pantomima in cui due ballerini mimavano una “morte” ed una successiva “resurrezione”.  Casnigo, in Val Gandino, è la patria indiscussa dello strumento, al punto che il consiglio comunale nel 2009 ha emanato una specifica delibera che conferisce al paese il titolo di “patria del Baghèt”. Nel palazzo comunale sono conservati due antichi strumenti, appartenuti il primo al casato degli Zilioli (conosciuti come “Fiaì”), e il secondo a Giacomo Ruggeri detto “Fagòt”, probabilmente ultimo suonatore di baghèt dell’intero arco alpino sino agli anni ’60 e successivamente testimone di un’arte tramandata spesso attraverso la sola tradizione orale. In Bergamasca ci sono tracce della cornumusa che risalgono al 1300.

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