La Basilica di Santa Maria Assunta

La chiesa

L’esistenza di una chiesa a Gandino, dedicata a S. Maria, è rintracciabile per la prima volta in un documento del 1181. Venne ricostruita nel 1421 ed ampliata nel 1469. Fu trasformata nella forma attuale su disegno del gandinese Paolo Micheli, con inizio dei lavori nel 1623. Giovan Battista Bettera, originario di Peia, costruì nel 1640 la maestosa cupola “ad ombrello” impostata su otto arcate poggianti su quattro poderosi pilastri e quattro semipilastri polilobati.
Fu consacrata, con dedica a Santa Maria Assunta, dal vescovo di Parma Carlo Nembrini (nativo di Gandino) il 13 Settembre 1654. La volta e la cupola vennero decorate ad affresco nel 1681 dal pittore veneto Giovan Battista Lambranzi, che propose una ricca architettura illusionistica. Tra il 1734 e il 1739 vennero realizzati da Giacomo Ceruti detto “il Pitocchetto” e dalla sua bottega trentasei dipinti su tela e due affreschi. Si tratta del ciclo pittorico a tema sacro più completo del Ceruti e conservato nella sua posizione originaria. Con breve del 17 Maggio 1911 il pontefice San Pio X elevò la parrocchiale gandinese al titolo di Basilica Minore.
La chiesa, internamente ed esternamente, si presenta come una massa articolata: è un succedersi di linee, contrafforti e cornici che la rendono di grande effetto. La pietra è di ceppo locale. Quest’opera per le sue caratteristiche architettoniche, può considerarsi unica nel suo genere. Di pianta rettangolare misura 50 mt. di lunghezza, 26 mt. di larghezza e 25 mt. di altezza.
Il campanile, terminante con la grande cupola a cipolla di chiaro rimando tirolese, è certamente tra i più interessanti della Lombardia, ed è un ulteriore elemento che caratterizza la borgata gandinese.
La struttura muraria è a forma esagonale e fu terminata nel 1657. La cupola rivestita di rame supera i 13 metri ed è stata ultimata nel 1677. La cella campanaria ospita un concerto di dieci campane in “Si Naturale” della ditta Crespi di Crema, fuse tra il 1770 e il 1788.

 

L’interno

Diverse sono le maestranze chiamate ad ornare ed arricchire il sacro tempio, infatti nei secoli si sono susseguiti artisti locali, veneti e d’Oltralpe. Lungo le pareti sono distribuiti dieci altari, caratterizzati ciascuno da marmi e scelte compositive dal disegno raffinato in accordo con le grandi famiglie committenti. Vi si trovano, fra le tante, opere dei Manni e dei Carra. I quattro confessionali, in controfacciata, sono stati disegnati e costruiti da Giovan Battista Caniana nel 1721, in collaborazione con la bottega di Andrea Fantoni che scolpì le cariatidi. Su progetto del Fantoni furono realizzate anche l’ancona marmorea dell’altare maggiore (1709), la mostra d’organo di sinistra, e le due cantorie (1718); di Ignazio Hillepront è la mostra d’organo di destra (1720). Le balaustre, in bronzo di Corinto, furono fuse a Gandino nel 1590 da Francesco Lagostino, artista dalmata. I due scranni ai lati dell’altare maggiore, un tempo riservati alle autorità, risalgono al 1565 ad opera di Bernardino de Scarattis.
La chiesa appare in tutto il suo splendore in coincidenza di festività particolarmente vissute: il Corpus Domini, famoso anche per la processione che si snoda all’interno del paese addobbato con le tipiche zandaline di colore diverso a secondo degli isolati; il Triduo dei Morti (a cavallo della seconda domenica di Quaresima) quando viene allestita la grande Raggiera al centro della quale viene collocato l’ostensorio. Di grande effetto sono le piramidi reggi candele che fanno da parziale corona all’opera di Antonio Caniana. Molte opere d’uso liturgico sono ancora utilizzate in Basilica e vengono conservate in Museo.

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Piazza della Emancipazione, 1
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